

Il balzello da due euro appena introdotto sui piccoli pacchi provenienti da Paesi extra-UE e di valore inferiore ai 150 euro, in vigore dal primo gennaio, rischia di trasformarsi in un vero boomerang per l’Italia. L’obiettivo dichiarato della misura era duplice: frenare il fenomeno del fast fashion e garantire un maggior gettito fiscale per la manovra, stimato in 122 milioni di euro per il 2026. Ma i primi segnali indicano effetti contrari, con gravi ripercussioni sul traffico merci nazionale e sugli aeroporti italiani.
I colossi dell’e-commerce come Shein e Temu, capaci di gestire grandi volumi a margini minimi, hanno già iniziato a deviare i flussi verso hub europei dove la tassa non è applicata. La merce viene sdoganata in Paesi come Belgio, Ungheria, Germania o Francia, per poi arrivare in Italia via camion, aggirando così il contributo di due euro.
Secondo Andrea Cappa, direttore generale di Confetra, “su un aereo con migliaia di pacchettini, due euro a spedizione diventano un costo enorme, fino a 20.000 euro. Un camion costa molto meno, sui 2.500–3.000 euro a viaggio”. Di conseguenza, in poche ore, i flussi si riorganizzano sfruttando il mercato unico europeo.
L’impatto si vede già nei primi dati: l’aeroporto di Malpensa ha registrato dal primo gennaio oltre 30 voli cargo in meno, con traffico spostato verso Liegi, Budapest e altri hub europei. Il risultato è triplice: l’Italia perde gettito, aumenta la congestionamento stradale e l’inquinamento, e subisce un calo di traffico, occupazione e fatturato legato alle spedizioni.
Le prime rilevazioni dell’Agenzia delle Dogane confermerebbero un calo del 40% dei pacchi sotto i 150 euro rispetto allo stesso periodo del 2025, confermando la difficoltà della misura ad incidere realmente sulle importazioni extra-UE.
Il problema principale, sottolineano Confetra e Assaeroporti, è che l’Italia – insieme alla Romania – ha anticipato una misura non coordinata a livello UE. L’Unione Europea, infatti, ha previsto dal 1° luglio 2026 un dazio uniforme di 3 euro sui mini-pacchi, che ridurrà le possibilità di elusione tramite triangolazioni logistiche.
Per mitigare l’impatto, le associazioni di settore hanno già richiesto al governo un rinvio dell’entrata in vigore della tassa a luglio, in modo da allinearla al quadro europeo e limitare le perdite economiche e ambientali.
Il rischio è chiaro: una misura pensata per aumentare entrate e frenare il consumo veloce potrebbe rivelarsi controproducente, penalizzando l’Italia su più fronti e trasformando il preteso balzello in un boomerang politico ed economico.
